Non si muore solo di Covid, oltre 400mila gli interventi chirurgici rinviati

Non si muore solo di Covid, oltre 400mila gli interventi chirurgici rinviati

Non si muore solo di Covid, ma anche per gli effetti collaterali della pandemia. Un allarme lanciato da tempo anche da questa testata, ma che ora si ritrova a fare i conti con i freddi numeri della realtà.
Siamo in presenza di un numero impressionante di interventi chirurgici rimandati, che si vanno a sommare alle mancate prestazioni sanitarie, alla vistosa contrazione dei ricoveri di chirurgia ed una diminuzione di circa l’80% dell’attività programmata.
E’ questo il quadro delineato dalla Società Italiana di Chirurgia che a Catania, per il 123esimo congresso nazionale, ha radunato oltre mille professionisti del comparto.

E dunque è stato assodato che l”impatto indiretto del Covid ha avuto e potrà ancora avere conseguenze gravi e a lungo termine sull’intero sistema sanitario nazionale, in termini più crudi, sulla nostra salute.
A rilanciare l’allarme è la Società Italiana di Chirurgia, Sic, che parla di oltre 400mila interventi e più di un milione di ricoveri annullati nel solo 2020. Un rallentamento che ancora prosegue nel 2021 e che registra cifre in salita se oltre agli interventi di chirurgia generale si vanno ad aggiungere quelli specialistici.
Un milione di operazioni congelate, calcola la Sic.
E che dire delle liste d’attesa, già sature, che si sono allungate in media di tre mesi ma in alcuni casi si arriva a più sei mesi.

Pesantemente trascurata anche la prevenzione: sono saltati milioni di esami, screening cruciali per la diagnosi precoce, che quasi sempre è la chiave per sopravvivere al tumore.
Il crollo degli screening per i tumori, oltre un milione e mezzo di esami finalizzati alla prevenzione andati persi denunciato dagli esperti del settore, ha avuto come conseguenza un calo delle diagnosi soprattutto delle diagnosi precoci con un rischio di mortalità in rialzo. A causa del Covid e dei suoi effetti collaterali nel 2020 in Italia la speranza di vita alla nascita si è ridotta di 1,2 anni attestandosi a 82 anni.

E gli effetti di questa pandemia indiretta sono già emersi chiaramente nel Regno Unito dove proprio qualche giorno fa sono usciti i dati sull’aspettativa media di vita per i maschi inglesi che è scesa per la prima volta in 40 anni.
Due mesi in meno, che rappresentano un’inversione di tendenza dovuta non tanto al Covid quanto a tutti gli altri aspetti della salute trascurati. L’analisi dell’Istituto Nazionale di Statistica inglese mostra come la causa non sia tanto da ricercare nelle conseguenze dirette della pandemia ma in quelle indirette come i tempi di attesa allungati e il rinvio di altre cure. Una ricaduta che per le donne non c’è stata.

Proprio per questo per iniziativa del sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, una settimana fa presso il ministero è stato istituito un Tavolo Tecnico per recuperare gli interventi sospesi a causa del Covid.

Il professor Francesco Basile, direttore di Clinica chirurgica del Policlinico di Catania e presidente della Sic, spiega che il blocco del 2020 ha gonfiato le liste di attesa e ora è necessario trovare urgentemente «soluzioni per poter garantire in tempi brevi l’intervento chirurgico ad ogni paziente».

Accanto all’emergenza ritardi quella della mancanza di medici in particolare, spiega Basile, «in chirurgia mancano figure specializzate, abbiamo il dovere di preparare adeguatamente e mettere a disposizione nuovi chirurghi velocemente per poter sopperire ai ritardi accumulati occorre un impegno del governo analogo a quello per la campagna vaccinale per reperire e formare professionisti»

Nell’ospedale di Perugia si torna all’assetto pre-pandemia dei posti letto dell’area chirurgica grazie al piano strategico della direzione aziendale volto alla riorganizzazione dei servizi e delle strutture ospedaliere.
In particolare – spiega l’azienda ospedaliera – tra posti letto per degenza ordinaria e quelli riservati agli interventi chirurgici programmati, Chirurgia generale e Urologia sono stati riaperti con 24 posti letto ciascuno.

Medicina interna vascolare d’urgenza – Stroke unit è tornata al secondo piano, all’ex Covid 1, con 18 posti letto mentre al sesto piano la Chirurgia vascolare ha riaperto con 16 posti e la Vascolare con 22, riservandone quattro all’Ortopedia. In totale, sono 40 i posti letto riaperti riservati ai pazienti sottoposti a intervento chirurgico programmato.
È stata inoltre definita una programmazione delle sedute operatorie di quattro mesi in base alla quale verranno ridistribuite a fronte di una verifica dei tempi delle liste d’ attesa dei pazienti e della classe di priorità. Un criterio preventivamente condiviso da tutti i direttori di struttura complessa e dagli anestesisti dell’ospedale.
L’intento è quello di efficientare il percorso chirurgico del paziente, abbattere le liste d’attesa – come stabilito dalla Regione e in condivisione con l’Università degli Studi di Perugia – e, nella seconda fase del piano organizzativo, razionalizzare l’utilizzo dei blocchi operatori.
“Verificheremo in questi quattro mesi l’andamento della programmazione – sottolinea all’Ansa il direttore generale Marcello Giannico – rettificandola a seconda del rispetto o meno degli indicatori di performance clinica stabiliti, con lo scopo di ottimizzare sistematicamente l’uso delle sale operatorie e dei posti letto”.

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