La Sagra Musicale Umbra tornata alla lucentezza dei tempi passati. Intervista a Anna Calabro

La Sagra Musicale Umbra tornata alla lucentezza dei tempi passati. Intervista a Anna Calabro

di Stefano Ragni – Una edizione della Sagra Musicale Umbra semplicemente straordinaria. Partiamo da questa considerazione per riassumere una manciata di giorni che hanno colmato cuori e orecchie dei tanti amanti della musica che per mesi hanno subito le angherie e gli insulti della pandemia, tutti sperando in una resurrezione che si vedeva lontana.

Invece quando è scattata la partenza di questa 76ª edizione si capiva che ora il glorioso festival umbro era tornato alla lucentezza dei tempi passati. Un ritorno, un ciclo vichiano, l’orgoglio di una appartenenza e il sospiro della rinascita.

Ci sono state serata memorabili, anzi pomeriggi nei quali si è approfittato del tepore dei chiostri di San Pietro, la Betlemme della manifestazione ideata nel 1937 dal conte Guido Carlo Visconti di Modrone e resuscitata dal geniale Francesco Siciliani dalle macerie della guerra. Aprendo la stagione della libertà e della democrazia con la musica, lui, discepolo di Aldo Capitini e sodale di don Sturzo, una vita passata a riscoprire i capolavori del passato che proprio nel festival perugino venivano testati come in un laboratorio di ascolto.

Ora si sa che la musica è una modalità che si rinnova nel tempo e nello spazio. Ascoltarla dal vivo è una verifica necessaria che si sottopone alle varianti della evoluzione della quotidianità. Ma, appunto, bisogna ascoltarla.

Non ci congratuleremo mai abbastanza con noi stessi per aver vissuto alcuni momenti privilegiati che citeremo in ordine sparso a partire dalla magica serata nel tempio di San Michele Arcangelo, lo scrigno ravennate del quartiere della Lungara, l’antico e tortuoso decumano della città romana che si inerpicava in collina, prima di sprofondare nelle “strade regali” che portavano verso il Trasimeno. Qui, tra le colonne in peperino che furono sottratte, secondo molti storici, al Tempio della Fortuna di Civitella d’Arna, un concerto nell’oscurità delle candele, la prodigiosa voce di Claire Lefillâtre a cantare salmi delle “Tenebre” della paraliturgia francese, Couperin, Marais, de Lalande per evocare le lussuriose penitenze del re Sole, oscurato, almeno nella notte del Venerdì Santo, dall’abisso della riflessione davanti al mistero della morte del Salvatore.

Inutile dire dell’orchestra del teatro Mariinsky al Morlacchi. Valeri Gergiev, certamente il più grande dei direttori viventi, l’ha fatta levitare come una focaccia croccante, facendo delirare, in due emissioni consecutive, gli ascoltatori ancora increduli di avere a loro disposizione una occasione irripetibile.

Nello stesso teatro l’opportunià, poche sere dopo, di godersi una formazione Mitteleuropea come l’Orchestra di Trento e Bolzano diretta dalla giovanissima perugina Nil Venditti, una promessa sbocciata e realizzata. Al pianoforte Mariangela Vacatello, una Anna Karenina nobilissima e seducente, per il primo concerto di Chopin, dopo aver poche sere prima inaugurato il teatro alla Scala col primo di Liszt. Un record, una misura di eccezionalità tecnica e interpretativa.

Quando si dice che la Sagra non sarebbe Sagra senza la presenza dl coro St. Jacobs di Stoccolma non si è lontani dal vero. Il suo direttore, Gary Graden che conserva ancor il fisico da ragazzone americano, ci ha portato i Vespri di Rachmaninov che non si ascoltavano da decenni. Il contenitore della basilica benedettina ha risposto con la suaacustica nitida e diffusiva che ha affascinato tutti i direttori che l’hanno provata, a cominciare da von Karajan.

L’Orchestra da Camera di Perugia, irrorata di giovani strumentisti finanziati dalla Borsa di studio della Fondazione Cucinelli ha risposto alle sollecitazioni di quel grande musicista che è Enrico Bronzi, producendo due serata piene di bella musica, a cominciare da quella di Copland, resa scintillante dal clarinetto di Gabriele Mirabassi. A questo punto vorremmo ascoltare la voce di chi ha guidato tutto il processo di imbastitura della Sagra, la pilota che dalla cabina di regia ha propiziato il felice svolgersi degli eventi, la dottoressa Anna Calabro, presidente della Fondazione Perugia Musica Classica.

Alla dottoressa Anna Calabro chiediamo di farci ripercorre la narrativa della formulazione di una Sagra che si stacca da tutte le edizioni precedenti per l’entusiasmo che ha saputo sollevare con le sue proposte di cartellone.
«La 76ª edizione della Sagra Musicale Umbra è stata un grande successo per alcune ragioni. Prima di tutto c’era in noi la voglia di ricominciare, un grande desiderio di musica dal vivo insieme agli altri, perché lo streaming è utile per è utile e interessante per motivi didattici e per la diffusione basilare della musica, ma non è paragonabile alle emozioni che sa offrire la musica dal vivo. Il progetto artistico di Enrico Bronzi era un vero itinerario attraverso la musica spirituale, quella che cerca il sacro e l’arcano. La varietà delle offerte ha riguardato anche il mondo dei giovani ai quali sono state offerte manifestazioni “dedicate”, con molti spunti di riflessione. I luoghi scelti per i concerti erano capaci di dare un contributo importante allo spettacolo: penso alla musica barocca francese in sant’Angelo, al Boccherini di san Francesco a Montefalco, ai Vespri di Rachmaninov prima a san Pietro, poi a Scheggino, in una chiesa elegante e raccolta che rendeva ancora più intima quella vocazione alla preghiera. Abbiamo anche voluto offrire al nostro pubblico, che in questo lungo e difficile periodo ha voluto infonderci coraggio un dono speciale: per la prima volta in Umbria un direttore immenso come Gergiev con la sua orchestra del Mariinski, nel filone di una tradizione che ha visto convocati a Perugia tutti i più grandi concertatori internazionali. Infine un punto di vista importante è stata la nostra squadra, la organizzazione che era più complessa del solito, per i problemi legati ai controlli del Covid. Ce l’abbiamo fatta e col sorriso».

Indubbiamente un successo del genere ha dei costi.
«Fondamentale come sempre è stato il ruolo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ci sostiene da sempre, anche come nostro socio. Un ruolo importante è stato anche quello del Ministero dei Beni Culturali, come pure della Regione dell’Umbria, del Comune e della Camera di Commercio. Importante anche il generoso contributo della Fondazione Cucinelli. La risposta del pubblico è stata straordinaria. Quasi tutti gli spettacoli erano in sold out, la composizione della platea era al 60% dei nostri iscritti, ma un 40% era costituito da stranieri e forestieri in transito per l’Umbria. Cosa che ricollega a una delle fonti più antiche della storia della Sagra, che a settembre attirava molta gente da fuori regione».

Parliamo ora dell’Orchestra da Camera di Perugia, rinnovata nei suoi leggi, scattante ed entusiastica nel suo rendimento.
«L’Orchestra perugina ha avuto un ruolo fondamentale nella organizzazione del cartellone, mostrando una straordinaria capacità di crescita. Con Enrico Bronzi, lui stesso strumentista provetto, ha acquisito sicurezza e smalto, impadronendosi di settori del repertorio sempre più ampi. La presenza di nuove energie che vengono dal concorso realizzato in collaborazione con la Fondazione Cucinelli ha consentito di chiamare tre nuovi giovani esecutori che rimarranno anche per manifestazioni future».

Parliamo del Concorso di composizione per musica corale dedicato a Francesco Siciliani. Giuria di livello altissimo con Giorgio Battistelli come Presidente e Pawel Lukaszewski, uno dei direttori di coro più conosciuti nell’oriente europeo.
«Il Concorso Francesco Siciliani promosso in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Cultura e seguito con particolare attenzione dal cardinale Ravasi, ha una amplificazione ormai mondiale. Seicento le partiture pervenute, anche dall’Oceania. Pensiamo di recuperare l’edizione perduta promuovendo una sessione straordinaria del concorso, che sarebbe biennale, anche per la prossima stagione. La manifestazione nel cui ambito si realizza la premiazione, come sempre in san Francesco di Assisi è un contenitore senza pari. Un modo per ricordare un maestro irripetibile per cultura e sensibilità, come Siciliani, ma anche un ponte tra il passato della Sagra e il suo futuro».

Cosa ci riserva questo futuro?
«Non è facile trovare la chiave giusta. L’Umbria è una regione piccola, ed è già inflazionata da una congerie di iniziative. Il pubblico bisogna andarselo a cercare e stiamo studiando strategie per rimanere sempre competitivi. Suggerisco ai nostri soci di ricorrere al nostro sito istituzionale per fornirci proposte. Credo che la Sagra vada vissuta come una tradizione preziosa per la nostra comunità. Per le sue caratteristiche legate alla bellezza architettonica del territorio va vissuta anche come uno stimolo economico a produrre, come era in passato, un turismo virtuoso che accosta a bellezza della musica alla gratitudine che tutti noi dobbiamo a un ambiente naturale senza pari».

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