Fuori dal Tunnel: quando l’impresa può tirare un sospiro di sollievo

Fuori dal Tunnel: quando l’impresa può tirare un sospiro di sollievo

È universalmente noto che le problematiche gestionali aziendali si presentano oltremodo complicate; infatti, non sempre è valida la formula

maggiori vendite = maggiori profitti

Si rende allora necessario analizzare, preventivamente, l’andamento dei costi ed il loro rapporto con altre variabili quali: prezzi e volumi di vendita nonchè combinazione dei prodotti. Altra importante precisazione riguarda il fatto che costi e ricavi devono essere analizzati non globalmente ma in base alla loro incidenza unitaria come nell’esempio esposto in tabella (acquisto di materie prime), per cui il campo di indagine si trasferisce dal costo globale a quello unitario:

Quantità in Kg

Costo totale

Costo unitario

100

100

1

Inoltre si deve operare una distinzione dei costi in relazione al loro rapporto con i volumi della produzione e cioè:

volume produzione

Costi fissi

Costi variabili

se aumenta

restano invariati

variano, in misura proporzionale all’aumento della produzione

Incidenza unitaria

decresce con il crescere dell’entità della produzione

rimane invariata

In ogni caso, questa distinzione non è mai così netta, come può apparire ad un esame sommario, poichè vi sono alcuni costi che appartengono ad ambedue le categorie: il classico esempio è rappresentato dalla forza motrice che ha una quota fissa (canone) ed una quota variabile dipendente dai consumi. Inoltre, non è detto che il costo variabile aumenti in modo proporzionale al variare del volume della produzione.

Per chiarire si ricorre ad un semplice esempio si supponga che un’azienda metalmeccanica acquisti q.li 100 di ferro ad un prezzo di € 1 al q.le; è ovvio che se aumentarà la quantità acquistata potrà ottenere sicuramente uno sconto, così come se effettuasse il pagamento in contanti invece che dilazionato. Per questo. allora, si possono verificare 4 diverse ipotesi:
Allora il tanto anelato sospiro di sollievo si tira quando con i ricavi si riescono a pareggiare i costi variabili e fissi; le tecniche impiegate per questa analisi sono le seguenti:

  1. B.E.P. Break even point

  2. B.E.A. braek even analysis

  3. Analisi di Pareto

BREAK EVEN POINT

Punto di pareggio/equilibrio

Particolare tecnica di analisi dei costi-volumi-risultati tendente a determinare il cosiddetto

break even point

(punto di equilibrio)

tra costi variabili+fissi e ricavi totali; lo scopo, pertanto, sarà quello di poter prevedere i risultati economici in relazione ai vari volumi di vendite realizzati.

Come noto, tale metodologia trova la sua ottimale applicazione nelle aziende che presentano una produzione omogenea, non diversificata; quindi non può essere utilizzata per quelle imprese che, invece, lavorano su commessa: in questa seconda ipotesi si può ricorrere alla metodologia alternativa conosciuta come B.E.A. (break even analysis).

Precisati i seguenti simboli:

Q

quantità prodotta/venduta

pvu

prezzo di vendita unitario

cvu

costo variabile unitario

CF

costi fissi totali

RN

reddito netto

tenuto presente che

RN = pvu . Q – (cvu . Q + CF)

e che il punto di equilibrio corrisponde al punto a reddito zero, in base alla formula

pvu . Q = cvu . Q + CF

si potrà calcolare il punto di pareggio ricorrendo all’equazione

Q = CF/ (pvu-cvu)

La rappresentazione grafica si può osservare nella figura che segue dalla quale si evince che il B.E.P. coincide con il punto X1 nel quale i costi totali = ai ricavi totali; allora, per produzioni:

– maggiori si entra in area utile (si ottengono risultati positivi);

– minori si entra in area perdita (si hanno risultati negativi).

In sintesi, allora, il diagramma di redditività è uno strumento che permette di conoscere il volume di produzione minima in corrispondenza del quale i ricavi totali coprono i costi totali.

Le strategie da porre in atto per variare il B.E.P. si formalizzano intervenendo sulle 4 variabili che lo influenzanio e cioè:

prezzo vendita unitario

costi fissi

costi variabili unitari

maggiore inclinazione (verso l’alto) della retta dei ricavi

(colore verde)

maggior inclinazione (verso l’alto) della retta costi totali

(colore bleu)

minor inclinazione (verso il basso) della retta costi totali

(colore bleu)

abbassamento B.E.P.

innalzamento B.E.P.

abbassamento B.E.P.

Per una migliore comprensione si parte con una situazione iniziale, per poi ipotizzare diverse strategie, quali: aumento del c.f. unitario – aumento del c.v. unitario – diminuzione del prezzo di vendita.

Il punto di pareggio si ottiene producendo 500 unità; con una produzione superiore, l’azienda entra in utile.

Ove si verificasse un aumento del costo fisso unitario, il BEP sale a 667 unità

Ritornando alla condizione iniziale (C.fisso unitario ad € 1,5 si verificasse un innalzamento del costo varibile unitario ad € 3,00, il BEP salirebbe ancora a 750 unità

Infine, ripristinando i valori iniziali, se l’azienda fosse costretta ad abbassare il prezzo di vendita ad € 3,3 per combattere la concorrenza, le quantità prodotte non sarebbero più sufficienti, perché il BEP si sposterebbe a 1154 unità

Tale diagramma, tuttavia, presenta una serie di limiti:

  1. Il primo consiste nel fatto che ipotizza che tutta la produzione realizzata sia anche venduta. Non considera, quindi, la presenza del magazzino. Infatti, l’ipotesi di partenza è che le rimanenze finali siano uguali a quelle iniziali.

Poiche’ il punto di pareggio e’ dato da

P*Q = CF + cv*Q.

è evidente che la relazione presuppone che Q sia al tempo stesso la quantità prodotta e quella venduta.

  1. Un secondo limite è dato dall’ipotesi che il prezzo unitario di vendita sia costante. Però, come è noto, accade spesso che tale prezzo vari in funzione della quantità venduta poiché il produttore applica prezzi di vendita più bassi ai clienti che acquistano maggiori quantitativi.

  1. Per quanto attiene le diverse tpologie di costi variabili si rimanda a quanto esposto in premessa.   

  2. Inoltre, nel diagramma di redditività il volume della produzione viene considerato l’unico elemento che può determinare una variazione dei costi. Non si tiene conto, ad esempio, di altri fattori che possono incidere sui costi, come ad esempio la qualità del prodotto.

  1. Infine, esso non tiene conto della difficoltà che spesso si incontrano nella pratica, nel distinguere tra costi fissi e costi variabili, né considera che anche l’entità dei costi fissi può variare nel tempo e presentarsi a scaglioni; ad esempio se il contabile (che rappresenta un costo fisso) è in grado di svolgere un lavoro di registrazione fino a 1000 fatture al mese, se queste salgono a 1.001 si dovrà una nuova risorsa umana. Per questo motivo si verificherà un aumento c.d. “a scaglione”

Purtuttavia, nonostante questi limiti, il diagramma rimane un valido strumento per determinare il punto di pareggio e rappresenta un punto di partenza per condurre analisi di breve periodo.

BREAK EVEN ANALYSIS

La Break Even Analysis, o analisi dei costi-volumi-risultati, è una tecnica utile in sede di controllo dei costi, alla quale si può ricorrere per la soluzione di problemi che riguardano la redditività dell’impresa.

Come noto il BEP è lo strumento di facile applicazione in presenza di mono-prodotto/servizio, mentre risulterebbe piuttosto laborioso e farraginoso nell’ipotesi di pluralità di prodotti/servizi.

Quindi per la seconda ipotesi trova utilità ricorrere ad uno strumento alternativo, che è appunto la BEA, e che consente una maggior rapidità nella valutazione degli impatti delle possibili strategie da attuare.

Inoltre è possibile calcolare una serie di grandezze che sono:

  • entita’ dei ricavi di equilibrio; rispetto al BEP, l’analisi viene condotta non sulle quantita’ ma sul valore delle vendite;
  • margine di sicurezza (differenza fra i Ricavi vendite e quelli di equilibrio);
  • elasticita’ del processo, cioè il rapporto costi fissi/costi variabili

Quindi, quanto piu’ l’azienda e’ caratterizzata da una struttura a costi variabili tanto più l’indice risulta superiore alla unità e viceversa.

Questo vuol dire che :

Indice

Struttura aziendale

Strategie utili

< 1

Prevalentemente a costi fissi

Intervenire sulla riduzione dei costi fissi

> 1

Prevalentemente a costi variabili

Intervenire sulla riduzione dei costi variabili. In una azienda manifatturiera, normalmente i costi variabili con incidenza maggiore sono rappresentati dalle materie prime.

Quindi una accorta politica diretta ad individuare il fornitore piu’ conveniente potra’ migliorare il risultato finale.

Si procede ora con una rappresentazione dell’indagine BEA

E successivamente con l’individuazione del c.d. “margine di sicurezza” che, se superiore a “0” consente di tirare il famoso “sospiro di sollievo”; per inciso, nell’azienda analizzata è appena al disopra dei ricavi di equilibrio.
A completamento dell’indagine BEA, al fine di individuare prontamente su quali costi intervenire si ricorre alla “analisi di Pareto”.

ANALISI DI PARETO

Legge di Pareto, Legge di Murphy

Il principio di Pareto o “legge 80/20”. Nel 1897 Pareto, studiando la distribuzione dei redditi, dimostrò che in una data regione solo pochi individui possedevano la maggior parte della ricchezza.

Questa osservazione ispirò la cosiddetta “legge 80/20”, cioè il 20 per cento di un qualsiasi insieme occupa sempre l’80 per cento dello spazio o del tempo a sua disposizione » 1

In economia, il principio di Pareto consente di separare le poche cose davvero importanti (vital few) da quelle meno importanti (trivial many)

Nella situazione ipotizzata come in figura, risulta evidente che il 76,4% è rappresentato dai costi per acquisti e, quindi, sarà su questi che si deve intervenire.

1 Prende il nome da Vilfredo Pareto (18481923), uno dei maggiori economisti italiani

       Maurizio Berruti

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