Stampanti 3D per il cibo del futuro: può realizzare anche carne di origine vegetale

Stampanti 3D per il cibo del futuro: può realizzare anche carne di origine vegetale

La stampa 3D è il futuro anche nel settore alimentare. Utopia o realtà?
È presto per dirlo, tuttavia avanza a grandi passi la tecnologia che consente di realizzare prodotti alimentari con le stampanti 3D.  Chi da alcuni anni ha iniziato a investire nel settore, come la start up catalana Foodini, è certo che nel futuro le stampanti 3D entreranno nelle cucine di tutti. Come evidenziato dalla fondatrice in un’intervista realizzata da Sky che ha dedicato uno speciale al cibo stampato in 3D.
Tra i vantaggi c’è la possibilità di mangiare dei piccoli capolavori scultorei, di scegliere sia gli ingredienti che la forma del cibo, e anche di ridurre lo spreco alimentare, dal punto di vista dei consumi personali. Ciò perché, da un lato, viene prodotto soltanto quello che viene consumato: le dosi vengono calibrate direttamente sulla base del piatto che si vuole preparare.

Certo “assaggiare il sapore del futuro” rimane un’esperienza ancora riservata a pochi fortunati (e facoltosi). Ma il primo passo verso una diffusione di uso domestico è ormai stato fatto, e l’esempio è proprio quello di Blu Rhapsody che, sul suo ecommerce, permette a tutti di acquistare e far produrre la pasta 3D da farsi consegnare a domicilio.
Il funzionamento dei vari macchinari che producono cibi 3D è simile. Si parte dalla progettazione al computer dove viene “disegnato” il piatto, o i piatti che si vogliono preparare. Una volta selezionata la preparazione, si inseriscono gli ingredienti (frullati o sminuzzati) negli appositi contenitori, che possono essere in numero diverso in base alla stampante, e si dà avvio alla stampa.

Una punta di plastica o di metallo realizza, dunque, l’architettura direttamente nel piatto, muovendosi nelle direzioni necessarie a realizzare quanto progettato e utilizzando esattamente la quantità necessaria di ciascun ingrediente. Et voilà, il piatto e servito.

Chi ha assaggiato in anteprima i cibi stampati in 3D assicura che non sono per niente male. In alcuni casi sono più gustosi di quelli congelati e surgelati. La Nasa, dal canto suo, sta valutando l’opzione di utilizzare questa tecnologia durante le missioni nello spazio, mentre alcune compagnie aeree sono molto interessate alle opportunità dettate da questo sistema per innovare i pasti serviti in quota.

I cibi 3D, per ora, sono stati protagonisti quasi esclusivamente a fiere di settore, nelle mani di chef stellati e nell’ambito di esperienze gourmet temporanee. Tuttavia, proprio in Italia, è stato lanciato da Blue Rhapsody il primo ecommerce che vende pasta 3D direttamente a domicilio. Era il 2016 quando Barilla ha indetto un contest tra start up in occasione della presentazione della sua stampante 3D specifica per la pasta. Tra le varie proposte, ha prevalso quella di Blue Rhapsody e, insieme, le due realtà hanno continuato a lavorare per sviluppare il progetto di un prodotto ad alto tasso tecnologico, ma che potesse essere acquistato dal pubblico.

È appunto la forma, in primo luogo, a rendere differente questo prodotto rispetto alla pasta tradizionale. La stampa, infatti, permette di realizzare geometrie e architetture originali come anfore dell’Antica Grecia, cesti e gerle della tradizione contadina, stelle o fiocchi di neve, realizzate con farine di vario tipo e in differenti colorazioni. Fino ad oggi, la pasta 3D è stata riservata a eventi privati oppure a committenti che richiedevano prodotti con delle forme specifiche, loghi ma anche volti, mentre è solo con il lancio dell’ecommerce che si è avviato un’ulteriore fase dello sviluppo del progetto che consente, a chiunque lo desideri, di sperimentare.

Oggi, quindi, la pasta 3D non è più solo per l’alta cucina, ma è a disposizione potenzialmente di tutti, pur restando una proposta di nicchia. Basti pensare che la produzione viene avviata soltanto una volta realizzato l’ordine, non c’è quindi un magazzino delle varie forme. Questa soluzione è funzionale anche ad una riduzione degli sprechi, dal momento che viene realizzato solo quanto venduto. Il prezzo non è quello delle confezioni che si trovano al supermercato. Per esempio, 24 pezzi di Snowflake, la pasta 3D a forma di fiocco di neve, costa 49,90 €, mentre 16 pezzi di Sea Urchin, che ricorda un riccio di mare, parte da 37,90 €.

La ricerca è in corso e in costante aggiornamento.
Strato dopo strato, una stampante 3D può ricreare un piatto estremamente raffinato, dal design elegante e complesso, oltre che dalle equilibrate proprietà nutritive. La tecnologia di queste macchine si è evoluta negli ultimi anni, entrando nel settore alimentare e promettendo di riscrivere il nostro modo di cucinare e di mangiare.

Usando la stampa 3D per il cibo e come materia prima composti viscosi, che però richiedono una pre-lavorazione particolare, gli chef potranno progettare al computer i propri piatti per vederli poi estrusi e pronti da servire in tavola, magari previa cottura in forno.

Uno dei grandi vantaggi che questa tecnologia offre è la possibilità di operare una personalizzazione dei cibi che risponda alle esigenze del destinatario finale, sia in termini di forma che di nutrienti.  Se quindi da un lato troviamo il mondo della cucina gourmet o molecolare, dall’altra c’è la creazione di menu adatti anche allo stato di salute dell’utente, come ad esempio nel caso di allergie, problemi di deglutizione e ancora esigenze alimentari dettate da alcune patologie.

La stampa 3D per il cibo apre così a scenari futuri che vanno dalla cucina di un ristorante e della nostra casa, fino a quelle degli ospedali e ancora quelle delle navi spaziali, per consentire agli astronauti di seguire un’alimentazione sana e corretta nei lunghi viaggi verso altri pianeti lontani.

Stampanti 3D per il cibo: cosa sono e come funzionano 

stampanti 3d cibo

Una stampante 3D è un dispositivo che crea oggetti tridimensionali secondo un processo additivo automatizzato. Nel caso delle stampanti 3D alimentari, il materiale viscoso viene depositato uno strato sopra l’altro fino a ottenere l’oggetto finale che arriverà nel piatto.

Tra gli alimenti che possono essere stampanti 3D troviamo quelli più pastosi, come ad esempio puree, alcuni tipi di formaggi, mousse di vari tipi come quella al cioccolato, e ancora carne liofilizzata reidratata: cioè tutti quei tipi di impasti che una volta estrusi dalla macchina mantengono la forma che gli è stata data.

Questi dispositivi sono sicuramente utili per ottenere design complessi ma generalmente non cuociono il cibo, che potrà quindi sia essere pronto da consumare crudo oppure cotto in un forno o alla griglia.

Alcuni dispositivi però vengono progettati anche per cuocerli, come il PancakeBot che versa la pastella su una piastra riscaldata, ma necessità comunque di uno chef che capovolga il pancake per ottenere il risultato finale da servire ai commensali.

Stampanti 3D cibo, dove vengono usate

stampanti 3d cibo

Ad oggi le stampanti 3D per alimenti vengono utilizzate soprattutto nelle cucine professionali di grandi chef che le impiegano nella realizzazione di piatti gourmet o nella cucina molecolare. Anche i panettieri ottengono dalla stampa 3D nuove forme originali per i loro prodotti di panificazione.

Ma la stampa alimentare 3D rappresenta non solo qualcosa di bello, ma anche di utile. Ci sono aziende che la impiegano per realizzare carne di origine vegetale, mentre altre sfruttano l’innovativa tecnologia per creare pasti sfiziosi per persone che non possono mangiare cibi solidi, come ad esempio gli anziani o chi ha subito interventi chirurgici alla gola e all’apparato digerente.

Stampare cibo 3D, pro e contro

stampanti 3d cibo

wp_11302647

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *