La riforma del Mes: una tragedia auto-avverante

La riforma del Mes: una tragedia auto-avverante

di Luigi Pecchioli – Nel linguaggio sociologico, ma anche economico, esiste il termine “profezia auto-avverante”, spesso declinata in inglese “self-fulfilling prophecy” che indica il fatto che un certo esito, voluto o temuto, si avvera semplicemente in seguito alle azioni che le persone compiono a causa delle aspettative che l’esito si avveri. L’esempio più semplice è costituito in economia dal cosiddetto “bankrun”, in italiano traducibile come “corsa allo sportello”: i correntisti, in seguito a timori che la propria banca sia in difficoltà, corrono a prelevare i loro depositi tutti assieme, provocando col loro comportamento quelle difficoltà che temevano.

La riforma del MES attualmente in discussione a Bruxelles, tra le altre cose, crea un perfetto esempio di profezia auto-avverante, una profezia che porterebbe al collasso del nostro Paese, un pericolo finora bellamente ignorato da chi ci governa. Uno dei punti essenziali della riforma è infatti il potere preventivo del direttivo del MES di sottoporre ad analisi lo Stato che chieda l’attivazione del Fondo, per difficoltà economiche. All’esito di questa analisi il direttivo può imporre al richiedente, prima di poter accedere al finanziamento, di intervenire sul suo debito, attraverso un taglio dello stesso, che significa il mancato o parziale rimborso di alcuni detentori di titoli pubblici, quello che in gergo tecnico viene chiamato con vivace espressione “haircut” ossia taglio di capelli, oppure l’allungamento delle scadenze dei titoli già emessi e in mano ai risparmiatori, o anche l’azzeramento delle cedole da riscuotere, con conseguente abbassamento del tasso di interesse complessivo dei titoli emessi. Tutte queste azioni ricadono evidentemente sui detentori di titoli di Stato, danneggiando il loro investimento, creando dei minori guadagni o, nel caso del mancato rimborso, addirittura delle perdite.

Tralasciando ogni valutazione sulla logica di una tale disposizione, secondo la quale in definitiva uno Stato in difficoltà per essere aiutato dovrebbe prima eliminare a scapito dei risparmiatori le proprie difficoltà (che è la ragione per cui ha chiesto l’aiuto…), risulta evidente a chiunque abbia presente come funziona il mercato finanziario che gli Stati attualmente con debiti pubblici rilevanti e con un rapporto D/PIL elevato verrebbero visti con diffidenza proprio perché più a rischio di ricadere nella norma suddetta, ancor prima di essere realmente in difficoltà, e conseguentemente gli investitori, “prezzando” questo rischio, chiederebbero a quei Paesi un maggior tasso di interesse, una maggior remunerazione per comprare i loro titoli. Questo porterebbe a un costo maggiore di finanziamento e conseguentemente alla necessità di reperire maggiori risorse per pagare gli interessi sul debito, aumentando le tasse ai propri cittadini o tagliando loro i servizi offerti o riducendo il personale pubblico. Tutto ciò metterebbe ancora più in tensione l’economia di quei Paesi, creando alla lunga quelle difficoltà che costringerebbero ad attivare il MES con le conseguenze sopra descritte. Alla fine quindi quello che temevano i Mercati si avvererebbe in conseguenza delle azioni compiute in base a quel timore: come detto un perfetto esempio di profezia auto-avverante.

L’Italia, con il suo debito pubblico di oltre 2300 miliardi, ma soprattutto, con il suo rapporto D/PIL che viaggia verso il 160%, grazie alla crisi provocata dalle insufficienti misure economiche adottate dal Governo per contrastare le chiusure provocate dalla pandemia, rientra pienamente nel novero dei Paesi considerati a rischio, nonostante le assicurazioni degli esponenti politici della maggioranza, come quelle espresse da Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 Stelle, che ha dichiarato che “l’Italia non ha alcuna necessità di farvi ricorso” e del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che è fiducioso nel rimbalzo del PIL nel 2021. Quello che attualmente ci tiene a galla è il massiccio acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario da parte della BCE, acquisto che non potrà durare a lungo per le tensioni che un periodo ormai prolungato di tassi negativi sta provocando sulla redditività delle banche europee, ma soprattutto sui fondi pensione tedeschi. Se dovesse finire il programma PEPP di acquisti, l’Italia si troverebbe immediatamente a dover fronteggiare un aumento del tasso di interesse richiesto dagli investitori esteri, con le conseguenze sopra descritte.

Più che una self-fulfilling prophecy una self-fulfilling tragedy.

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