Anime rock, la poesia pop secondo Giampaolo Bellucci

Anime rock, la poesia pop secondo Giampaolo Bellucci

S’intitola “Anime rock – Ventisette” (Edizioni Ensemble) il nuovo lavoro del poeta e scrittore umbro Giampaolo Bellucci (in libreria e online dalla seconda metà di settembre).

Si tratta di una raccolta di 41 poesie sospese tra ricordi e amori di gioventù, bellezza, speranza e uno sguardo sui meno fortunati.
Da “Dolce terra” a “Barboni”, da “Anni novanta” a “Primavera 2020”, Bellucci affida ai suoi versi il passato e il presente, le emozioni e i rimpianti di chi come lui, con grande semplicità e sensibilità, riesce a toccare le corde interiori di ogni uomo.
La copertina fa tornare alla mente alcuni lavori del grande Picasso. Il titolo del libro, invece, la musica della nostra gioventù, fatta dalla schitarrate di Hendrix e dal grunge di Cobain.
Arricchito dalla prefazione di Plinio Perilli e dalla postfazione di Roberto Segatori, il volume è l’ennesimo lavoro di un poeta che ha già saputo regalare ai suoi lettori tante emozioni. Con opere come “Il treno dei pensieri” (Albatros Editore), “Il Buio e la luce” (Arduino Sacco Editore) e “Black and white” (Ensemble Edizioni).
Recentemente premiato con il secondo posto al “Pegasus Literary Awards-Premio internazionale città di Cattolica”, per la video-poesia “I bambini di Scampia”, Bellucci si fa araldo di sentimenti e passioni che racconta con la sincerità e l’efficacia di un riff di chitarra o di una rullata di batteria.

     A Giampaolo Bellucci abbiamo rivolto alcune domande

Nella poesia con cui inizia il tuo libro “Anime rock” c’è una vera e propria dichiarazione d’amore per i cantanti rock che ammiri per la loro capacità di mettersi a nudo con sincerità. Anche la tua poesia è così. Giampaolo, ma tu hai un’anima rock?
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Sì credo proprio di sì… Io, quando scrivo, dentro le mie poesie metto tutto me stesso, la mia anima, descrivo i miei momenti tranquillamente, sia quelli negativi, sia quelli positivi, sia quelli bui che quelli pieni di luce. Descrivo i miei umori, le mie emozioni, le mie sensazioni, in modo onesto, sincero, usando uno stile semplice, che possa arrivare a tutti e credo che questa sia la vera forza della mia poesia, che io ho definito pop poesia proprio perché alla fine è una poesia popolare che riesce ad arrivare nelle profondità del cuore di ogni uomo…».
Poi c’è la poesia “Ventisette” che è un tributo a Jim Morrison, Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Brian Jones, Amy Winehouse, tutti morti a ventisette anni. Li definisci “Dei carismatici”. Quando hai incontrato il rock?
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Il rock in un certo senso me lo ha trasmesso mio padre al quale piaceva Adriano Celentano detto “Il molleggiato”, ed io ho iniziato ad 11 anni ad ascoltare le sue canzoni… Ma il vero Rock l’ho scoperto da solo acquistando a 13 anni una cassetta da un “Vu cumprà” Era Black in Black degli AC/ DC… Ricordo che quella cassetta era la mia valvola di sfogo… L’ascoltavo a tutto volume quando ero arrabbiato… Poi sono arrivati altri artisti a farmi compagnia, come Jimy Hendrix e la sua chitarra, i Doors i Phink Floy, i Led Zeppelin, Rolling Stone, Beatleas e tanti altri…».
Nella poesia “A Plinio” ci sono questi versi: Il mio vero insegnante/ E’ stato/Un vecchio eremita/Che viveva il mondo/Dentro giorni/ Di solitudine/ Scavava nel suo profondo/ Vivendo nel silenzio/ Lontano dalle vecchie/ Abitudini/ Da lui molto/ Ho appreso. Chi o che cosa è questo eremita?
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Questa dell’eremita è una figura onirica che mi sono creato, mi sarebbe molto piaciuto poter apprendere la vita da un vecchio saggio che dopo aver vissuto appieno i suoi giorni in questo nostro strano mondo, poi si fosse ritirato in solitudine, abbandonando tutte le abitudini conformistiche che il nostro sistema ci impone… Insomma e’ una sorta di mio sogno… Tutto qui…».
Poi quella poesia continua così: E in realtà/ E’ la strada/ Che è stata la mia/ Grande Università/ La quale mi ha insegnato/ Ad amare/ Chi stava veramente male/ Chi non è stato mai/ Amato/ Chi ha perso tutto/ E in un angolo/ Di dolore/ Si è ritrovato.
È per questo che nella tua arte gli umili, i dimenticati, gli invisibili trovano sempre posto? Ricordiamo anche il tuo bellissimo libro “Il bambino ed il barbone” e la poesia “Barboni” che fa parte di questa raccolta.

«Sì… Se hai un cuore, se sei sensibile, vedere degli uomini che vivono all’estremità di un sistema che li ignora, che vivono nell’indifferenza della gente che molto spesso si gira dall’altra parte per non vedere, che volge lo sguardo altrove, come se davanti non avesse nessuno… Beh a me personalmente questa cosa mi fa inorridire e allo stesso tempo provo un sentimento di pietà, di compassione per queste povere persone… Ed è anche per questo che dedico spesso belle parole agli ultimi, agli umili, ai dimenticati, perché meritano attenzione ed amore… Ma purtroppo nella realtà tutto ciò scarseggia…».
Che cosa ti ha insegnato la strada oltre ad amare gli umili?
«La strada mi ha insegnato a vivere… È stata la mia palestra… La mia università… A volte una sorta di giungla dove dovevi saperti difendere da solo… Ma mi ha fatto anche capire le differenze, che siamo tutti uguali ma “diversi” e che le diversità (di qualsiasi natura possano essere) alla fine fanno sempre paura…».
Poi c’è la commovente dedica ad Alda Merini, la grande Alda Merini. Lei ti è rimasta veramente nel cuore, vero?
«Considero Alda Merini una delle più grandi poetesse del ’900… Mi piace perché è vera è sincera, senza filtri, perché dice quello che ha nel cuore, perché ha sofferto veramente (anche se credo che questa della sofferenza sia una cosa che accomuni un po’ tutti i poeti). Vorrei citare solo queste due righe che secondo me rappresentano tutta Alda Merini “Io vorrei essere aiutata, ma non a capire. Perché ho capito fin troppo”».
Eppure la tua è un’arte che si destreggia tra tristezza ed allegria, profondo abbattimento e speranza e questo le dà movimento, imprevedibilità che la toglie dalla noia. Anche in questa raccolta una poesia è triste, ma quella che segue è un inno alla vita. Che cosa hai in serbo per noi per il futuro?
«Beh per il momento sto lavorando su “Anime Rock” Vol. II… Anime rock è stata pensata, percepita, come una trilogia, dunque una volta creata una bozza del volume due per la quale l’uscita è prevista verso la fine del 2021, (covid 19 permettendo)… continuerò a valutare, lavorare, scrivere magari anche altre poesie che poi comporranno (forse) il terzo volume di Anime Rock… Ovviamente ogni volume avrà un suo sottotitolo che lo contraddistingue… Poi ho molte altre cose in cantiere, ma di queste preferisco non parlarne adesso…».
Una curiosità: ma chi è Roberto Bellucci che ha realizzato la copertina del libro?
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Roberto Bellucci è un pittore che vive a Napoli… Ci siamo conosciuti su fb ed io mi sono praticamente innamorato delle sue opere sin dal primo momento che le ho viste, così l’ho contattato dicendogli che mi sarebbe piaciuto riuscire a fare una copertina per un mio libro con uno dei suoi lavori… Lui molto gentilmente mi ha inviato tutto il suo catalogo dal quale io ho scelto il dipinto che più mi attraeva per farne poi la copertina di “Anime Rock”».

      Maria Luisa Dezi

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