Festival di Spoleto ad Assisi. La pretesa di Giorgio Ferrara

Festival di Spoleto ad Assisi. La pretesa di Giorgio Ferrara

di Francesco CastelliniNon è importante come entri nel palcoscenico della vita, l’importante è l’uscita di scena; quindi prendi fiato, sorridi comunque sia andato lo spettacolo e fai il tuo inchino migliore”. Queste le parole di Charlie Chaplin, che peraltro Giorgio Ferrara, che si pregia di essere regista e attore, dovrebbe conoscere bene.
Eppure, qualcosa evidentemente gli è andato di traverso, e in lui alla fine ha prevalso la ripicca e il rancore, come quando ad Assisi, al Cortile di Francesco, ha affermato: “È il momento che la città del Poverello progetti un festival internazionale, forze laiche e religiose, possono insieme dare vita a qualcosa di unico per rilanciare lo spettacolo dal vivo in Umbria dopo il lockdown”, mettendo a disposizione
la sua longeva e ricca esperienza.
Di certo il fatto di essere stato deposto all’improvviso, dopo 13 anni alla guida del Festival di Spoleto, evidentemente non l’ha digerita bene, fino al punto di sentire il bisogno di liberarsi di tutto quel livore che gli albergava in corpo, e dunque “sputare” sul piatto dove per tanti anni ha mangiato indisturbato.
Al punto che, sempre nella Città della Pace, ha dissotterrato l’ascia di guerra, non avendo riguardo nemmeno per l’ex amico primo cittadino Umberto De Augustinis, usando queste precise parole: “È un peccato che le sorti di manifestazioni di tale portata siano nelle mani delle amministrazioni locali, con sindaci che hanno prerogative che non hanno nulla a che fare con lo spettacolo dal vivo e non ne capiscono le dinamiche. Un magistrato che può sapere di palcoscenico?”.
Fino a stigmatizzare un’altra presunta anomalia: “A capo delle fondazioni non possono poi esserci loro, i sindaci, piuttosto dovrebbero essere rappresentate da mecenati illuminati come è stata Carla Fendi per Spoleto”.
E tanto che c’era, autoincensarsi senza ritegno. “Per quanto riguarda me ho l’orgoglio di aver iniziato questa splendida avventura in un momento di grave declino della manifestazione e di essere riuscito con l’aiuto di tutti a riportarla in vita”.
Dimenticando di riferire che il primo ad essere “miracolato” fu proprio lui, quando nel 2007 l’allora ministro dei beni culturali Francesco Rutelli
, lo catapultò al vertice del Due Mondi, assicurandogli al contempo una dote annuale di quattro milioni e quattrocentomila euro, più del doppio di quanto era stato erogato negli anni precedenti, a cui si andavano a sommare altri 3,5 milioni di euro assicurati dagli sponsor tradizionali.
Un budget davvero impressionante, tanto che circolava la battuta: “Potendo disporre di un miliardo di vecchie lire al giorno il Due Mondi lo avrebbe risollevato anche la casalinga di Voghera”.
Un incarico che Ferrara comunque accettò
ob torto collo, solo a patto di poter rivestire insieme le cariche di presidente della Fondazione e direttore artistico.
Un’“anomalia” che gli fu concessa. Una condizione che gli ha permesso per i primi cinque anni, non solo di decidere chi assoldare, ma anche di firmare lui stesso le parcelle da saldare a parenti e amici, prima fra tutti la moglie Adriana Asti, presente in ogni edizione; non dimenticando ovviamente se stesso, che non ha mai fatto mancare il suo contributo parallelo di sceneggiatore e regista perfino di opere liriche.
E allora, quanta acredine signor Ferrara!
Del resto per certi versi lo si può capire, ritrovarsi escluso dai fastosi giochi, dopo essere stato catapultato al vertice di un evento di fama mondiale, non è piacevole per nessuno. Ma la rabbia che rende ciechi e sordi non serve e fa cadere immediatamente nel girone degli antipatici e ingrati.
Fino a far risuonare come ipocriti perfino gli auguri a chi lo andrà a sostituire: “Con questo spirito passo il testimone alla signora Monique Veaute certo che dirigerà questo festival come nelle sue migliori tradizioni e spero con doti di esperienza e di resistenza. In bocca al lupo a lei e, aggiungo, a tutti noi alle soglie di un autunno che potrebbe non essere facile”.

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