Professione Mamma 6.0, la contestata naturalità

Professione Mamma 6.0, la contestata naturalità

Si è tenuta oggi a Perugia, presso i chiostri dell’abbazia di san Pietro, l’iniziativa “Professione Mamma 6.0”, ennesima edizione di una formula di incontro originale “strutturata in laboratori interattivi per imparare cose nuove, scambiarsi idee e consigli, in cui tante mamme, ognuna con il suo “stand”, mettono a disposizione gratuitamente le esperienze, capacità e creatività, in cucina, nell’ordine della casa, nella forma fisica e bellezza, nell’istruzione dei figli, nella salute scambiarsi idee e consigli di tutta la Famiglia”.
Definita addirittura un ritorno “al Medioevo, anzi al 1416”, giorni addietro l’iniziativa è stata vivacemente contestata da Omphalos e PD locali. Non è piaciuto soprattutto il fatto che, offrendo patrocinio, collaborazione e partecipazione, il Comune di Perugia abbia acconsentito allo svolgimento di una formula tanto retrograda che ricondurrebbe il ruolo della donna a quello di casalinga e angelo del focolare.
Per capire meglio il motivo di tanto scandalo, facciamo due domande a Sara Aquino, una mamma-simbolo, dalla numerosissima prole, che, oltre ad essere, assieme al marito Vincenzo, coordinatrice regionale per l’Umbria dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, con altre sei mamme è ideatrice dell’evento “Professione Mamma”.
Sara, siamo giunti alla sesta edizione, ma quest’anno mi pare la formula si limiti a una vivace moltitudine di banchetti “a tema”. Niente di più?
“Ci siamo limitati, a motivo del Covid. Le precedenti edizioni sono state tutte precedute da conferenze e tavole rotonde su diverse tematiche: welfar, condizione della donna nel mondo del lavoro, condizione femminile e maternità, e così via. Volendo avremmo potuto replicare la formula anche quest’anno, gli spazi ci sarebbero stati, ma abbiamo voluto limitarci, anche perché fino all’ultimo momento non sapevamo nemmeno se avremmo potuto svolgere l’incontro”.
 Per via delle accuse mosse dal mondo Lgtb e dalla sinistra locale? Quale condizionamento ideologico possono rappresentare due cortili pieni di mamme e bambini?
“Se conoscessi il motivo, lo direi. Sono sei anni che svolgiamo questi incontri ed è la prima volta che qualcuno rileva in maniera così polemica la nostra presenza. Siamo stati accusati di così tante cose, che, volendole elencare, non saprei da dove cominciare! Di tutte, la più deliziosa riguarda la qualifica di “retrogradi” e “medievali”. A tale proposito vorrei chiarire che qui di retrogado c’è ben poco, dato che siamo tutte professioniste – medici, ingegneri, infermieri, architetti – e l’unica cosa che ci accomuna è l’essere madri. Forse questo è l’elemento di disturbo; molti si sono sentiti offesi dall’evidenza di tale specificità”.
L’affermazione di ciò che è normale viene forse inteso come una sfida? In un comunicato di alcuni giorni fa vi si accusava di non aver approntato anche gli stand dei papà. Una presunta discriminazione!
“Probabilmente un motivo è anche questo, assieme a tanti altri che, come può vedere, non hanno alcun motivo di essere”.

                 Marco Nicoletti

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