Comunismo, la menzogna come strategia

Comunismo, la menzogna come strategia

Le recentissime notizie che la cronaca locale, circa la necessità da parte della presidente della Regione Umbria Tesei e dell’assessore alla Sanità Coletto, di dover correre a smentire notizie false circa la propria gestione politica, soprattutto in tema di sanità (vedi articolo su questo sito), mi riporta indietro di molti anni, ai tempi del ginnasio, alla scuola dei padri salesiani, i quali ammonivano: “Non leggete l’Unità, perché scrive menzogne e vi rifareste ad una visione artefatta del mondo e della realtà!”.
Ovviamente, a parte il riferimento ad un preciso giornale, l’osservazione era riferita a quanto la sinistra di allora esprimeva attraverso l’informazione!

E non sbagliavano di certo. Rifacendoci oggi a quanto scrive Carlo Fontana in un suo libro del 2019 intitolato “Le grandi menzogne della storia”, in effetti ,«il comunismo è riuscito, per durata e diffusione, a condizionare la vita politica e sociale di tanti popoli e a soggiogare, con i suoi metodi e con le sue menzogne, interi continenti», ma «la sua influenza è stata enorme anche perché era sorretta da una formidabile organizzazione internazionale, contemporanea», osservando come tale prassi si giovasse allora di una incomparabile potenza ideologica e in un vastissimo appoggio negli ambienti culturali, accademici e giornalistici occidentali.

Storia passata? Assolutamente no, poiché il comunismo, a parte alcune sacche marginali di persistenza, è sì crollato, ma la sua idea, è sopravvissuta, e il sostegno a questa ideologia sanguinaria (oltre cento milioni di morti, secondo gli studi più accurati, come quello del 1973 a cura di R. Conquest, intitolato Il costo umano del comunismo) è ancora forte in tutti quegli ambienti capaci di plasmare l’opinione pubblica occidentale.

Le forme di questo sostegno sono svariate e dalle molteplici sfumature, ma hanno in comune l’affermazione di una presunta superiorità intellettuale, che risulta non da un reale convincimento, ma da un’auto-imposizione funzionale al raggiungimento di un ribaltamento di concetti.
In questa logica, ideologia comunista e produzione culturale sono diventate sinonimi: dove c’è l’una, dovrà per forza esserci anche l’altra.
Su questo assioma si sono rette per decenni molte delle coordinate politiche dell’Europa occidentale e su di esso hanno fatto la loro fortuna i partiti della sinistra europea.
Certo, con la menzogna è facile distruggere l’avversario politico e anche conquistare il potere, tuttavia un’impostura del genere, pur ampia, non consente di governare Stati di grande complessità e di grande autoconsapevolezza come quelli europei (senza tener conto del “caso Italia”, che rappresenta l’eccezione in un territorio “eccezionale” per antonomasia!).
Il limite di quella ideologia è comunque palese; per avere successo la
strategia della menzogna deve spingere ogni discorso al parossismo, deve portare ogni situazione al suo estremo, modificare il linguaggio a scopi sofistici. Se non viene scoperta, questa tecnica offre esiti pragmatici durevoli, ma se viene smascherata, il velo cade, il fumo si dirada e si svela la verità.
Tornando alle nostre questioni, alle accuse con le quali l’opposizione politica locale tenta di screditare il lavoro compiuto del governo regionale, soprattutto in tema di sanità, in questo fare si vedono applicate con cura le tecniche descritte nella premessa: ieri si denunciava la liquidazione di un’unità sanitaria, oggi si grida all’abbandono di un presidio oncologico fondamentale, domani chissà…
E stupefacente appare, come, nonostante le smentite repentine e il plateale apparire della menzogna, la tecnica non muta, anzi si incrudisce, sempre uguale a se stessa, sempre fedele a se stessa.
Ovviamente, ad un certo punto, tante saranno le cadute, che la strategia verrà svuotata di ogni sua virulenza, ma ai più attenti rimarrà comunque da osservare come, attraverso l’uso di tale banale ma feroce strategia, per decenni si sia potuta governare, non solo l’Umbria, non ssolo l’Italia, ma gran parte del mondo.
       Marco Nicoletti

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