Conversazione leggera (ma non troppo) sulla Grecia, con Kleareti Sinessiu

Conversazione leggera (ma non troppo) sulla Grecia, con Kleareti Sinessiu

Una chiacchierata sui motivi e sulle figure della Grecia attuale con Kleareti Sinessiu, biotecnologo medico di origine greca, residente a Perugia da oltre 20 anni e attenta osservatrice dei fenomeni politici e sociali dei due Paesi.
È interessante scambiare alcune impressioni sulla Grecia attuale, della quale si parla sempre meno, con una testimone attenta, che tornandovi periodicamente, è in grado di monitorare lo status socio politico del proprio paese di origine.
Kleareti, come appaiono cambiate le città?

«Nelle città oggi si notano grandemente, e per la prima volta, le differenze tra le zone centrali e le periferie. Ad Atene, per esempio, si vede veramente il disagio economico nella gente».
Ma attorno agli anni ’90 il tenore di vita della Grecia era eccellente. Con quale progressione si è verificato il cambiamento?
«Il declino è iniziato verso il 2008, con segnali inequivocabili, poi è stato rapidissimo e gli ultimi dieci anni sono stati devastanti. A voler vedere comunque il lato positivo delle cose, da un certo punto di vista questo fenomeno ci ha fatto anche bene, perché ha fatto rinascere un tipo di solidarietà che si era perduta».
 Fenomeno tipico dei tempi di guerra…?
«Esatto! Purtroppo questo si manifesta soltanto nei piccoli centri o nelle zone extraurbane, agricole. Nelle grandi città invece, oggi, la vita è veramente difficile! Ci si è oramai abituati a vedere la gente che chiede l’elemosina per strada! Purtroppo abbiamo poca industria in Grecia, siamo dei grandi importatori di manifatturiero, soprattutto dalla Germania e dall’Italia, mentre l’esportazione riguarda specialmente il settore agricolo. Grande calo anche nel comparto edilizio e nel settore immobiliare, con una drastica flessione dei prezzi».
Quindi circolazione di denaro ai minimi?
«Circola tanto denaro nero. Arrivano i cinesi con le valigie piene di soldi e comprano tutto. Quasi tutto il porto del Pireo è ora cinese. Purtroppo tutto questo è favorito dalle facilitazioni offerte dal Governo greco a quanti si impegnano in acquisti superiori ai 400.000 euro. Purtroppo non esiste una politica di tutela del bene nazionale. Il nuovo Governo, da un anno a questa parte, ha cercato di mettere degli argini, ma la fame di denaro è tanta e non ferma nessuno. Devo dire che l’emergenza Coronavirus ha messo un po’ il freno all’intraprendenza cinese, però credo sia questione momentanea».
E i rapporti con l’Europa?
«L’intervento della Troika ci ha regalato un grande debito. Per farvi fronte si sta vendendo tutto. Gli aeroporti per primi sono stati ceduti per venti o trenta anni, con vantaggi colossali per gli acquirenti tedeschi».
E il turismo come funziona?
«Il turismo è una delle attività che va benissimo, nonostante la leggera flessione, in alcune zone, a motivo Covid. È forse l’unico settore “produttivo” ancora stabile e che non mostra particolari criticità».
Ma la gente, per strada, cosa dice?
«Il recente cambiamento del Governo è recepito come un segnale di speranza; la consapevolezza di trovarsi ora in mani responsabili ispira una maggior fiducia nel futuro. Si vede una gran ricerca di investimenti esteri offrendo notevoli agevolazioni, rivolgendosi anche all’Italia. Notevole è anche il fenomeno degli italiani in pensione che vengono a vivere da noi, investendo nel settore immobiliare che, rispetto all’Italia appare assai appetibile. Molti sono anche gli Umbri, ma il maggior campione di acquirenti sono milanesi e modenesi. Con note anche poco edificanti, a volte: tempo fa parlavo con una coppia di Bari trasferitasi da noi, la quale, risolutamente, affermava che se anche l’Italia moriva, a loro interessava ben poco… questo mi ha rattristato assai, dato che amo l’Italia quanto, e forse più, che se vi fossi nata! Poi ogni tanto si sentono acquisti di isole, le più piccole e disabitate, da parte di acquirenti degli Emirati Arabi, sempre molto agevolati dal Governo, perciò per loro vantaggiosissimi».
Ma con questo andare, fra trent’anni esisterà ancora la Grecia?
«Ce lo auguriamo, anzi lo speriamo fortemente! Il fatto è che i greci, pur non essendo grandi risparmiatori, avevano tanti soldi da parte, una notevole ricchezza pro capite che permette di muoversi in una situazione non ancora estremamente drammatica. Naturalmente non esiste più la classe media: 75-80% in grossa difficoltà economica e 20-25% benestanti! Quest’ultimi soprattutto industriali e grandi professionisti. Gli avvocati soprattutto in questo periodo stanno lavorando tantissimo! Comunque quest’anno i segnali di ripresa si sono visti, senza facili ottimismi, ma con una certa evidenza. Certo, ora il problema della Turchia… che, comunque, ci auguriamo possa risolversi entro la fine di settembre. Fede e speranza non mancano!».

La nota di conclusione a questo simpatico incontro apparirà scontata, ma non si può evitare: attenta Italia, guarda oltre il mare e fai tesoro!

  Marco Nicoletti

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