Ricordo di Carlo Vittorio Bianchi, scrittore perugino, amico e maestro

Ricordo di Carlo Vittorio Bianchi, scrittore perugino, amico e maestro

di Marco Nicoletti –  Carlo Vittorio Bianchi, giornalista della Perugia che fu, appartenne a quella generazione che portò il peso dell’ultima guerra, alla quale partecipò come ufficiale paracadutista e corrispondente di guerra del giornale militare Fronte.
Di Carlo Vittorio Bianchi, vicino alla mia famiglia per un’antica amicizia, avevo sentito parlare sin da ragazzo, senza averlo mai visto.
Lo conobbi a Roma nel 1984. Ero militare nella storica caserma dei Carabinieri di Piazza del Popolo e lui lavorava ancora presso la sede Rai di Via del Babbuino.
Venne un giorno a conoscermi in caserma (informato credo da mio padre) ed entrati in confidenza, continuammo a vederci.
Andavamo a sederci da Giacosa o da Rosati e lui, raccontando storie di guerra, di viaggi, di persone, mi suggeriva di proseguire il servizio a Tarquinia nei carabinieri paracadutisti (avevo già il brevetto civile), descrivendomi il fascino di quella vita tra i fanti del cielo.
Ma Roma era per me troppo accogliente e vi rimasi. Poi ci perdemmo di vista e anni più tardi, nel 1995, seppi della sua morte.
Un’esistenza lunga ed intensa, quella di Carlo Vittorio Bianchi, trascorsa, come era in uso tra gli uomini “vivi” del suo tempo, tra l’amore per la professione e quello per la vita.
La sua carriera di narratore iniziò quando, già soldato e giornalista, nel 1951 diede alle stampe il libro “Un’isola chiamata Sardegna”, storia del suo sodalizio isolano con un compagno d’armi nel tempo doloroso di una guerra perduta.
Altre due opere seguirono di lì a breve: nel ’57 pubblicò una raccolta di liriche – “Sete di Spagna” – e nel ’58 un testo di “colore” sul carattere degli Umbri.
Lo stesso anno costituì a Perugia, assieme al poeta Bruno Dozzini, l’Associazione scrittori del Centro Italia che teneva incontri il martedì presso la Libreria Simonelli e ai quali parteciparono numerosi eccellenti autori italiani.
Nel 1961 scrisse Una terra per vivere, accorato ed epico affresco della sua terra, testimonianza di una capacità narrativa e sapienza immaginifica notevolissime.
Vincitore di concorsi letterari, membro di prestigiose accademie e giornalista della carta stampata – per cinque anni fu redattore de Il Centro Italia, collaboratore della Fiera letteraria e ancora collaboratore del periodico Echi d’Italia – entrò poi alla Rai, nei servizi giornalistici per l’Estero della radio, dirigendo i settori Africa, Medio Oriente ed Est Europa.
Pensionatosi verso la fine degli anni ’80 e ritornato a Perugia, pubblicò un volume intitolato
Umbria per vivere, rifacimento ed integrazione dello scritto di trent’anni prima dedicato alla sua regione. Per la quale ebbe un attaccamento viscerale, completo, sintetizzato a meraviglia da quei versi dell’Odissea da lui stesso posti a dedica del suo primo lavoro: “Ma per desio di pur vedere il fumo salir dai tetti della patria sua, vorrebbe anche morire”!

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