Gli antichi corridoi aerei di Perugia

Gli antichi corridoi aerei di Perugia

Nei centri storici di numerose città italiane possiamo ancora trovare qualche esempio della tipologia architettonica del corridoio o “corridore”, interessante struttura viaria ideata nel tardo medioevo per poter congiungere tra loro i corpi delle fortificazioni, ma usata anche per collegare i palazzi del Governo con le dimore delle Signorie e consentire a quest’ultime di attraversare per via aerea i punti caldi della città, quelli ove il popolo si addensava e dai quali spesso avevano origine le sommosse.
Esempi di questa geniale superurbanistica ne possiamo trovare un po’ dappertutto; Venezia ne conserva senz’altro una quantità, sebbene il più celebre sia il corridoio fiorentino del Vasari che dal Palazzo Pitti, attraverso il Ponte Vecchio, raggiunge gli Uffizi, mentre un altro, per nulla illustre, è quello che attraversa la piazza principale del piccolo centro di Farnese. Ma è dei corridoi perugini che vogliamo parlare e dell’utilità strategica che essi ebbero per il governo della città.
Il più esteso fu senz’altro quello che univa le fortezze di Porta Sole e di Sant’Antonio, costruite nel 1272 da Matteo Gattapone di Gubbio per conto dell’abate Gherardo Dupuis di Cluny, Vicario Generale di Gregorio XI e reggente della città.
Collocate una sopra il colle di Porta Sole e l’altra alla fine del borgo di Sant’Antonio sopra il monastero di Monte Luce, le fortezze vennero realizzate in soli tre anni e furono subito considerate le più sicure d’Italia.
Da quella di Porta Sole era stato gettato un “antico corridoio a strada coperta – così lo definisce Bonazzi – che traversava la via Marzia sopra il convento di San Tommaso e, mettendo al cassero di Sant’Antonio, faceva sì che una fortezza si potesse soccorrere con l’altra”.
E di quest’opera rimangono ancora dei resti in quei contrafforti congiunti con arcate sopra i quali è la strada che dal monastero di San Tommaso va fino alla porta di Sant’Antonio; la stessa porta fu poi aperta sotto uno di questi archi.
Un altro collegamento si estendeva pure dal lato meridionale della fortezza: si trattava di un corridoio coperto largo due metri, sostenuto da arcate di sedici metri,
“tutto merlato e pettoreggiato ed atto alla difesa – ci dice un anonimo cronista dell’epoca – capace di assicurare il collegamento della fortezza con il palazzo del Podestà e quindi con quello dei Priori”.
Per posare tale viadotto si dovette anche guastare parte della cattedrale di San Lorenzo, dal lato dell’abside e resti del manufatto sono ancora individuabili nelle arcate della Maestà delle Volte a fianco del Vescovado.
Grandissima fu a suo tempo l’importanza di questo collegamento urbano aereo e, per comprenderla a fondo, basta pensare che la distruzione delle due fortezze avvenuta nel 1375, iniziò appunto con lo smantellamento dei corridoi, operato dal popolo rivoltoso per isolare i nuclei difensivi.
Per scaricarli venne usato un sistema ingegnoso: si puntellarono le mura esterne dei corridoi con travi in legno, quindi si abbatterono tutti i pilastri di sostegno e in ultimo si diede fuoco ai puntelli, così che le mura vennero giù come un castello di carte.
Un altro celebre corridoio fu quello che, tanti anni dopo, avrebbe collegato la fortezza Paolina con la Tenaglia, che era il suo avamposto.
 Una grande fortezza la Paolina, la più bella d’Europa, caduta sotto il piccone diabolico dei Perugini. Iniziarono a demolirla nel 1948, prima della cacciata dei papalini dalla città. E sapete da dove cominciarono? Dal corridore, naturalmente!
     Marco Nicoletti

wp_11302647

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *