Controcorrente Giovani, tra Milano e Perugia

Controcorrente Giovani, tra Milano e Perugia

La lettura di un volumetto uscito diversi anni fa, intitolato “A cercar la bella destra. I ragazzi di Montanelli, narrante la storia del manipolo di universitari che nel 1987 a Milano dette vita a Controcorrente Giovani, associazione politico-culturale ispirata a Indro Montanelli e al suo Giornale, mi ha riportato alla memoria gli anni in cui io stesso ne feci parte, suggerendomi di ampliare quel resoconto attraverso alcuni ricordi personali.

Mi avvicinai a Controcorrente Giovani in seguito alla segnalazione di un amico che, vivendo in Lombardia come insegnante, la frequentava e prendeva parte alle riunioni che si svolgevano nella “saletta verde” della redazione milanese de Il Giornale di Via Negri. Si era attorno ai primi anni ’90, io iniziavo allora le prime esperienze giornalistiche e l’idea di frequentare un gruppo di coetanei vicini a quel prestigioso quotidiano, mi era parsa interessante.
A Perugia già esisteva un nucleo di simpatizzanti di Controcorrente che si riunivano settimanalmente da Andrea Margaritelli, il socio che aveva la casa più disponibile; tra questi i primi furono Luca Morandini, Giovanni Moscati, Claudio Raffi, Andrea Ranalli, Ermanno Battaglini, Corrado Di Bacco e Carlo Lucheroni.
A parte il piacere di quelle interessanti occasioni alle quali iniziai a partecipare – riunioni un po’ retrò nello stile ma assai appaganti per il brillante dibattito che permettevano di svolgere sui temi della attualità politica e sociale -, era soprattutto l’idea della possibile frequentazione di Montanelli che rendeva interessante l’adesione al gruppo. Occorre ricordare che il Maestro di Fucecchio appariva in quegli anni come il solitario testimone del conservatorismo italiano, l’unico opinionista veramente controcorrente, indisponibile ai tradizionali compromessi della cultura nazionale. Sebbene in famiglia mia ci fosse stato chi, avendolo conosciuto e frequentato a varie riprese e in momenti cruciali della storia patria, non aveva esitato a definirlo il prototipo dell’italico “voltagabbana”, ad ogni caso, per me, la prospettiva di poter entrare in contatto con un maestro di giornalismo, rendeva più tenue la suggestione di tali giudizi. Iniziai così a frequentare anche le riunioni milanesi, che si svolgevano nella già citata saletta della redazione e nell’ambito delle quali lo stesso direttore compiva fugaci sortite, accolto dal tripudio generale.

Controcorrente Giovani era nata nel 1978 in seguito alla proposta rivolta a Montanelli da Umberto Moscato, ventenne trevigiano di buona famiglia, di raccogliere attorno al Il Giornale un numero di giovani che si riconoscevano nelle idee e nello stile del quotidiano milanese. L’offerta, veramente “controcorrente” per quei tempi dato che il campione di lettori de Il Giornale di allora era quasi interamente posizionato nella “terza età, venne accolta con entusiasmo e l’iniziativa iniziò a svilupparsi, tanto che il quotidiano poté in breve avvalersi di un consistente gruppo di entusiasti sostenitori.

L’occasione di poter trascorrere qualche ora a contatto con il Maestro, si verificava soprattutto in occasione delle riunioni annuali del coordinamento, quando ci si incontrava convivialmente in una linda trattoria di lusso a due passi da Via Negri. Il direttore a tavola era sempre ben scortato; a parte il suo vice Federico Orlando che lo vigilava, lo controllava e lo moderava, si univano al gruppo i giornalisti Alberto Pasolini Zanelli, Lucio Lami, Mario Cervi (che poi gli successe alla direzione), l’amministratore Roberto Crespi e qualche caporedattore.
Durante quegli incontri Montanelli mostrava un’insospettata cordialità e amava esprimersi con iperboli e confessioni memorabili.
Proprio a me, che in una di quelle occasioni gli sedevo accanto, ebbe a dire: “Quando entrò in vigore la Legge Mammì presi la palla al balzo e suggerii a Berlusconi di passarmi, come testa di legno naturalmente, la proprietà del Giornale. Ma lui, senza nemmeno pensarci, azzerò subito la proposta: “Niente da fare, il Giornale resta in famiglia!”.
Quando poi Montanelli abbandonò Il Giornale, ricordai quella confidenza e mi chiesi, un po’ paradossalmente, quanto potessero essere stati “chiarimenti” del genere, piuttosto che motivazioni ideali, a determinare la sua improvvisa avversione nei confronti del cavaliere.
  Marco Nicoletti

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