Il canto puro delle Clarisse di Sant’Erminio

Il canto puro delle Clarisse di Sant’Erminio

di Stefano Ragni – Alcuni di noi a cominciare dal sindaco Romizi e dall’assessore Varasano, hanno già partecipato a quei mistici concerti che le sorelle clarisse di S. Erminio promuovo in rare e preziose circostanze.

È singolare che ora le seguaci di santa Chiara abbiano preso la decisione di consegnare a una registrazione discografica il frutto di anni di dedizione alla preghiera cantata.
“Chiara, impronta della Madre di Cristo” è il titolo del compact, che si fregia di una copertina estremamente sobria.
Nell’albumoino esplicativo padre Claudio Durighetto, ofm, Ministro Provinciale dell’Ordine ricorda la convinta sponsorizzazione dell’iniziativa presa dalla comunità dei frati della Provincia Serafica, mentre padre Maurizio Verde conferma la vocazione delle clarisse a fondere il canto liturgico con la bellezza del suono sacro. Franco Radicchia, il vocalista dalle mani d’oro, cura da anni la preparazione delle sorelle e anche in questa circostanza non ha fatto mancare il suo contributo.
Chiude le pagine introduttive suor Renata che ama ricordare come questo progetto parta da molto lontano, sin da quando negli anni ’80 l’indimenticabile padre Evangelista Nicolini, il creatore dei Cantori di Assisi, le istruiva in una pratica vocale che non è mai cessata di esistere.
Quindici i numeri vocali con cui le sorelle di santa Maria di Monteluce in sant’Erminio, questa la dizione esatta, fanno scaturire dal silenzio del monastero un messaggio di fede e di speranza che, in questo momento più che mai, va recepito sotto la giusta luce. Sorrette alternativamente da un harmonium e da un clavicembalo la clarisse aprono il disco con cinque numeri storicamente pregevoli: si tratta di brani dell’Ufficio Ritmico di santa Chiara redatto, secondo la tradizione, da fra Giuliano da Spira alla fine del XIII secolo.
Un Inno e cinque antifone ricordano le fasi della santificazione di Chiara, sorretta da ben tre pontefici, Gregorio, Innocenzo e Alessandro, fino alle nozze mistiche con la Povertà: “Salve sponsa Dei, virgo sacra, plana minorum”.
Alita in queste pagine il profumo di una religiosità arcana, lontana nella storia, abbarbicata alle redici di questo prodigioso albero che ha ramificato in tutto il mondo, decidendo, in più casi, del destino di gran parte dell’umanità.

Chiara era nobile, Francesco popolano, lei afferiva alla casta dei “maiores”, lui era un popolano, ma ambedue fondarono le comunità di frati e di sorelle “minori”.

La musica e il canto, nella primitiva comunità di san Damiano, furono uno dei sugelli con cui la comunità femminile, dopo il 1219, accettò la propria reclusione e l’isolamento dal mondo voluto da Gregorio IX.

Il messaggio contenuto in questa incisione vuole perpetuare la luce che è sempre emanata da questa cortina non valicabile, rendendo attuale la persistenza di un Regola siglata dalla stessa Chiara e arrivata sino a noi.

Con una vocalità intensa, non professionale, come asseriscono le stesse sorelle, i risultati sono da considerarsi eccellenti. Preghiere e inni di maestri come Refice, l’umbro Casimiri, Perosi, don Amedeo Berardi e dello stesso Radicchia costituiscono la parte più moderna dell’incisione, ma lo spirito è inalterato. Si canta pregando, in spoglia semplicità, perché la benedizione di Chiara scenda su tutti noi.

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