Il filo inquietante che unisce emergenza sanitaria ed economia

Il filo inquietante che unisce emergenza sanitaria ed economia

Questa è una sintesi del mio intervento alla festa provinciale della Lega Livorno del 18 agosto, nel dibattito con Fabio Dragoni del giornale La Verità.
Le due emergenze, quella sanitaria e quella economica, sono state affrontate da questo governo in una maniera sorprendentemente simile: ambedue sono state inizialmente sottostimate (ricorderete gli interventi di Burioni che affermavano l’impossibilità di un’epidemia in Italia o le manifestazioni a favore della comunità cinese del PD, con tanto di inviti a recarsi in massa a bere e mangiare nei loro ristoranti e l’organizzazione di “aperitivi solidali”, da una parte, e le dichiarazioni minimizzatrici del calo del PIL e dell’impatto economico del lockdown da parte del Ministro Gualtieri, dall’altra), poi sia è avuto una stagione di annunci trionfalistici (Conte che in TV afferma “siamo pronti ad affrontare un’eventuale epidemia” e sempre Conte in TV con la sua “potenza di fuoco” per contrastare la crisi), poi una gestione caotica e contraddittoria dei fenomeni (zone rosse improvvise, messe poi tolte, poi chiusure di attività senza una logica e limitazioni agli spostamenti, spesso annunciati prima deĺla realizzazione, ed infine lockdown, per il Covid19, per l’economia pochi denari stanziati, prima ritenuti sufficienti, poi largamente insufficienti, quindi promesse di piogge di miliardi e raffiche di incentivi senza un piano preciso, di cui rimarrà alla storia per la sua inutilità il “bonus monopattini”) ed infine l’attesa dell’intervento salvifico esterno (il vaccino da una parte e i fondi europei dall’altra).

Questo fenomeno non è casuale e non è solo frutto di pressappochismo e incompetenza di chi ci governa: ambedue le gestioni sottintendono un preciso piano.

Nella gestione dell’emergenza Covid si è più volte segnalato che tutti i protocolli empirici di cura della malattia sono stati ignorati a favore di un protocollo ufficiale, dettato dall’OMS, che si è rivelato inefficace se non a volte addirittura dannoso. Ogni utilizzo di tecniche semplici ma che si stavano dimostrando efficaci, come l’utilizzo del plasma dei guariti, sono state ignorate e a volte contrastate. Si è impedito, a detta di molti medici che hanno denunciato pubblicamente il fatto, persino di compiere autopsie sui cadaveri dei malati deceduti, nonostante tali tecniche siano utili per conoscere meglio come e dove attacca un virus e cominciare a studiarlo. Si è detto e lo si continua a ripetere che solo un vaccino potrà risolvere l’emergenza, cosa che non è del tutto esatta, sia per il rischio di inefficacia su un virus che dimostra di mutare rapidamente, sia per il fatto che dagli ultimi studi sembra che non si creino anticorpi stabili, neppure in chi è stato infettato e poi è guarito, ma soprattutto perché un vaccino sicuro ha bisogno di almeno 18 mesi di sperimentazione prima di poter essere messo in produzione, mentre si vorrebbe averlo e renderlo disponibile già prima di dicembre, appena 8/9 mesi dai primi studi. Quello che è sicuro è che la corsa al vaccino è diventata la nuova corsa all’oro per le case farmaceutiche, con prospettive di guadagno immense, trattandosi di una pandemia, che interessa quindi tutto il mondo, guadagni che si realizzano addirittura prima di avere il vaccino stesso, con la semplice notizia di essere in fase di elaborazione che ha portato le azioni delle società impegnate ad aumentare notevolmente già adesso i suoi valori sul mercato dei titoli. Appare evidente che non approfondire, ignorare e persino contrastare cure empiricamente dimostratesi efficaci (cure non costose…) per attendere esclusivamente la diffusione di un vaccino (costoso) sembra rispondere ad un preciso piano che favorisce l’arricchimento di potenti multinazionali e gruppi che hanno investito molto, come la Bill & Melinda Gates Foundation.

Lo stesso piano, anche se con soggetti favoriti differenti, lo si riscontra nel contrasto alla crisi economica. Il nostro governo, come ha dimostrato Liturri in alcuni articoli su La Verità, fin dall’inizio del lockdown è stato sorprendentemente parco nell’emettere obbligazioni per il proprio finanziamento. Nonostante il piano PEPP della BCE, il piano di acquisti per aiutare i Paesi ad affrontare la crisi pandemica, il governo Conte ha collocato sul mercato quantità di titoli largamente inferiori a quanto richiesto dagli investitori, anche dieci volte di meno della domanda, omettendo così di approfittare del costo irrisorio del finanziamento, dato dal riacquisto sul mercato secondario da parte della BCE, tramite Bankitalia e la conseguente retrocessione degli interessi al Tesoro. Per tutto marzo e aprile lo Stato ha collocato cifre inferiori alla richiesta del mercato, ma soprattutto inferiori a quanto era necessario per intervenire a supporto dell’economia. Da subito si è invece cominciato a dichiarare che era necessario ricorrere al MES cosiddetto “sanitario”, affermando falsamente che sarebbe stato più conveniente e senza condizioni, “una follia non prenderlo” come dissero con curiosa coincidenza Zingaretti e Berlusconi. Poi, viste le resistenze, si è spinto per il Recovery Fund, magnificandone la “potenza di fuoco” di questo strumento e la sua solidarietà, salvo scoprire adesso che anche lui richiede condizioni e un percorso di controllo dei conti, come il MES. Tutte le voci che chiedevano la semplice e diretta emissione di titoli di stato per finanziare la ripartenza sono state zittite, spesso con argomenti falsi e la “potenza di fuoco” (quella sì) della propaganda mediatica ha tacciato di populismo e nazionalismo chiunque provasse a dissentire o dar notare l’inconsistenza degli osannati aiuti di Bruxelles (aiuti che non sono stati ancora neanche raccolti…). Quello che è più grave è che si è atteso, senza fare quasi nulla, questi aiuti, perdendo tempo e mettendo famiglie ed imprese con l’acqua alla gola, peggiorando e amplificando gli effetti già disastrosi della chiusura. Anche in questo caso il piano del governo è stato quello di favorire interessi stranieri a scapito del benessere dei cittadini, interessi ben rappresentati a Bruxelles…

Questo è il filo che unisce l’azione del governo Conte in campo sanitario ed economico: è un filo inquietante che ancora adesso porta a enfatizzare fantomatici ritorni di contagi, col duplice intento di convincere che solo il vaccino metterà fine all’emergenza e costringerci a un nuovo lockdown, così da rendere indispensabili gli aiuti europei. Il piano è palese e il voto regionale contro questa maggioranza è l’unico segnale forte che li potrà costringere a desistere.
  Luigi Pecchioli

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