Sacralità della moneta (4) – Breve storia del credito e delle banche

Sacralità della moneta (4) – Breve storia del credito e delle banche

LE BANCHE E L’OMBRA DELLE TENEBRE

Abbazia di Chiaravalle

A proposito di banche e misteri, alcuni anni fa Maurizio Blondet, un giornalista italiano noto per le sue ricerche esoteriche, partendo dal bizzarro luogo di sepoltura di un famoso e potente banchiere italiano, intraprende un viaggio nel potere occulto della “mano sinistra”, ovvero di quelle trame occulte magico- pagane, operanti in netta opposizione alla tradizione cristiana e alla dottrina della Chiesa, che legano figure di altissimo rilievo appartenenti al mondo della finanza, della politica, della religione e della cultura, in un’unica. maglia estesa, comprendente sette gnostiche, frange di qabbalisti deviati e cultori dell’eresia di Guglielmina la Boema, una religiosa eretica che si considerava l’incarnazione di Gesù al femminile, e che operò il suo apostolato dopo il 1260 nella zona di Milano, sulle orme – eretiche – di Gioacchino da Fiore.

Il viaggio impossibile di Blondet parte appunto da un articolo che appare tutti gli anni sul Corriere della Sera, relativo a una celebrazione che si svolge all’Abbazia di Chiaravalle, presso Milano, sulla tomba che era stata di Guglielmina la Boema e dove ora riposa Alfredo Mattioli, il più celebre banchiere italiano, che fondatore di Mediobanca e amministratore della Comit. Alla cerimonia – una messa in rito tridentino – presenzia la dirigenza di Mediobanca al completo, ovvero lo scomparso presidente Enrico Cuccia con i fidi Maranghi e Cingano.

Articolo cerimonia a Chiaravalle

La circostanza, da pochi conosciuta, apre intriganti interrogativi. Cosa lega la figura di Mattioli a quella dell’eretica medievale? Perché volle farsi seppellire nella sua stessa tomba, resa vuota per la dispersione del corpo operata dall’Inquisizione? Per spiegare certe cose, o per tentare di farlo, occorre percorrere varie strade, risalire indietro nel tempo e penetrare gli anfratti meno luminosi della storia.

Raffaele Mattioli, il laicissimo presidente della Banca commerciale italiana e fondatore di Mediobanca, in un certo periodo della storia, dal 1930 al 1970, ha dominato la vita finanziaria e culturale italiana. Ripercorrendo la storia della COMIT appaiono i rapporti di Mattioli con alcuni ebrei cosmopoliti. Un misterioso filo di relazioni lega il nostro banchiere con gli eredi di personaggi che nel 1900 , più o meno direttamente, determinarono la rivolta dei Giovani Turchi che pose fine all’impero ottomano. Questi erano tutti ebrei appartenenti alla loggia massonica di Salonicco “Macedonia resurrecta” e praticanti culti ebraici di tipo particolare, derivati dall’eresia di Sabbatai Zevi, apparsa nel ‘700, proseguita poi da Jacob Franck.

L’eresia di Zevi si assimilava a una sorta di gnosticismo che attuava il rovesciamento di ogni morale; andavano così praticati tutti i peccati come fossero forme di santificazione, in modo da attuare un ribaltamento completo dei principi ortodossi ed accelerare la fine dei tempi. Zevi esortava dunque i seguaci a calpestare ogni legge.

Raffaele Mattioli

Nel 1753 Jacob Franck dichiarando di essere la reincarnazione di Zevi, iniziò a diffondere il suo credo in Europa, soprattutto tra le comunità chassidiche della Polonia. Oggi molti studiosi affermano che fu proprio da questo annullamento e rovesciamento della tradizione che ebbero inizio molte forme di modernizzazione in campo religioso e culturale. Secondo il nostro Blondet, questa eresia non è mai scomparsa, difatti numerosi ebrei rifugiati negli USA e appartenenti all’ambiente finanziario internazionale si consideravano eredi di tale contro-tradizione. Giuseppe Toeplitz, di cui Mattioli fu segretario, era uno di lo

Jacob Frank

Questo aristocratico polacco, discendente da una grande famiglia di finanzieri, fu anche il fondatore della Banca Commerciale Italiana e personaggio di spicco del gotha economico europeo. Atro personaggio di spicco, idealmente vicino al credo Franckista, fu l’economista Pietro Sraffa

Giuseppe Toeplitz

mentore di Mattioliche nel periodo della sua vita trascorso in Italia, insegnò Economia all’Università di Perugia. Di ideali liberal socialisti, vicino ai fratelli Rosselli nella fronda antifascista, è noto alla storia, oltre che per sua dottrina, per aver consegnato a Togliatti i celebri “Quaderni dal carcere” di Gramsci, pare trafugati dallo stesso Mattioli!

Una catena invisibile, dunque, lega Mattioli a questo mondo lontanissimo, occulto, impensabile, che raccoglie in se i portatori di interessi smisurati; una rete di eletti, di illuminati, che hanno governato – e governano – le sorti economiche dell’umanità.

E l’idea che questa catena non si fosse interrotta, la si ebbe ancora in tempi recenti, nel 2000, quando venne inesplicabilmente trafugata la salma di Enrico Cuccia

penultimo presidente della Comit, poco dopo la sua morte. I più avvertiti conoscitori di trame occulte parlarono subito di un appropriamento rituale del corpo di Cuccia a scopo rituale, ma alla fine tutto si risolse con la scoperta di un goffo tentativo di riscatto, operato da alcuni operai disoccupati.

Pietro Sraffra

A conclusione di questo sprofondamento nei misteri nei quali si radica – antropologicamente- una parte rilevante del mondo della finanza internazionale, possiamo anche fare una risata su tutto ciò, ritenendolo un racconto abilmente costruito, alla Umbro Eco. Oppure, tornando a considerare il nostro archetipo, possiamo risolverci a considerare che non tutto ciò che è reale è visibile, e, senza arrivare a suscitare quei fantasmi che all’inizio del secolo scorso determinarono la notorietà di un testo, si dice falso, riguardante i Protocolli degli Anziani Savi di Sion, possiamo notare che i veri mysteria arcana del denaro, della finanza e quindi del potere, sovente rimangono celati , mentre le tante verità, che a volte appaiono palesi, in fondo verità non sono.

I Protocolli degli Anziani Savi di Sion

IL PANE BUONO DELLA SEMPLICITÀ

Ecco dunque che alla fine di questo girovagare nel tempo e nello spazio alla ricerca degli archetipi che determinano la realtà del credito e delle banche, come in tutte le favole esoteriche, ci troviamo costretti, dalla logica, dal buon senso, dall’umanità e dalla fede, a far ritorno al punto da cui eravamo partiti.

Fra Ginepro caccia il demonio

A riconoscere cioè che i principi sacri, religiosi e umani dei padri della Chiesa in tema di economia ed equo utilizzo delle risorse, attuati poi dal francescanesimo con le prime istituzioni bancarie, rimangono ancora oggi, e soprattutto nei tempi turbinosi che stiamo attraversando, l’unica ipotesi credibile, attuabile ed accettabile di istituzione bancaria che operi schiettamente in favore del bisogno di credito; non per agire attraverso la speculazione sul valore della moneta, ma per utilizzare quel valore come creatore del lavoro e della prosperità che da esso solo deriva.

Se è vero, come è vero, che a scavare gran parte del baratro in cui oggi ci troviamo è stata la vanga della speculazione finanziaria internazionale – i più informati giurano che dopo un attimo di sospesa attesa, questa sta già riproponendo i suoi veleni – la attrattiva delle cui briciole non risparmia neppure la massaia, neppure il piccolo pensionato…e quindi, non ancora usciti da questa fossa, già si fondano le premesse per crearne un’altra. Un gioco tragico e senza fine.

Oggi che la maggior parte delle antiche istituzioni virtuose – i monti – mostrano anch’essi di aver perduto il mandato originario ed essersi uniformati al modello strapotente della banca di affari, cosa rimane a sostegno degli interessi diffusi, di chi lavora e risparmia, di chi sul lavoro ha bisogno di investire, per trarre poi da esso il frutto – frutto da sostanza? Cosa rimane in favore e sostegno della santa moneta del lavoro, fondamento certo di ogni ricchezza?

Qualcosa ancora esiste. Il germe della speranza, minuscolo, è ancora vivo e le congiunture attuali, per molti venefiche, paiono invece infondergli una nuova linfa.

E’ un modello fondato sul localismo e su elementari motivazioni etiche di ispirazione cristiana. Eccoci dunque tornati all’origine: il mondo del sacro è circolare.

Possiamo credere che l’archetipo virtuoso vada riaffiorando in quelle Banche di Credito Cooperativo, le Casse Rurali, chiamate Casse Raiffeisen in Alto Adige, che nascono sul finire del 1800 come una nuova forma di credito sul modello sviluppato in Germania da Friedrich Wilhelm Raiffeisen. La prima Cassa Rurale italiana viene costituita nel 1883 a Loreggia, in provincia di Padova, a opera di Leone Wollemborg, che prese a modello l’attività di Raiffeisen.

Nel 1890 il giovane sacerdote don Luigi Cerutti fonda a Gambarare, in provincia di Venezia, la prima Cassa Rurale Cattolica. Nel 1891, l’enciclica Rerum Novarum di

Friedrich Wilhelm Raiffeisen

Leone Wollember

papa Leone XIII diviene il manifesto di un ampio e diffuso movimento. Da quel momento in poi l’opera delle Casse Rurali entra ufficialmente nel campo cattolico e gia nel 1897 in Italia ne sono presenti ben 904
Durante il fascismo molte di queste Casse vengono invitate a chiudere. Il loro primo rilancio avviene nel periodo repubblicano: nell’art. 45 della Costituzione si riconosce infatti il ruolo della cooperazione con finalità mutualistiche.

Nel 1950 viene ricostituita la Federazione Italiana delle Casse Rurali e Artigiane del 1909 e così avanti, per quarant’anni, finché, nel 1993, il Testo Unico Bancario consente alle Casse Rurali e Artigiane di divenire Banche di Credito Cooperativo , cioè il venir meno dei limiti di operatività: queste possono offrire tutti i servizi e i prodotti delle altre banche e possono estendere la compagine sociale a tutti coloro che operano o risiedono nel territorio di operatività, indipendentemente dalla professione che svolgono. Rinascono dunque in forma di organismi attuali ed efficienti, animati da uno spirito schietto, lo stesso spirito che, ab antiquo, nella tradizione cristiana e segnatamente francescana, ispirò la nascita delle banche, istituzioni che allora furono qualcosa, ma che oggi non riconosciamo più

Don Luigi Cerutti

Ecco riapparire l’archetipo delle origini
Il seme buono ritorna a germinare
e fatalmente il ciclo si rinnova.
Ce lo auguriamo di cuore,
per fede e con
speranza.

              Marco Nicoletti

wp_11302647

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *