Sacralità della moneta (3) – Breve storia del credito e delle banche

Sacralità della moneta (3) – Breve storia del credito e delle banche

MERCANTI, BANCHIERI, MECENATI

I ritratti di alcuni componenti la famiglia Medici

La finanza e l’economia come la conosciamo ha radici antiche e profondamente italiane. È in Italia che nasce la finanza, si inventano le banche e, successivamente, le società di assicurazione, le prime società multinazionali. È da noi che vengono inventati gli assegni, le cambiali, le obbligazioni, i banchi di pegno, persino l’usura. È la moneta italiana, con il genovino, il fiorino e il ducato a dominare per secoli i commerci di tutto il mondo

Il mestiere di banchiere e dapprima quello di mercante si sviluppa di pari passo con la storia della misurazione del tempo e dello stesso calendario. È sul tempo, infatti, che il mercante si basa per calcolare gli interessi da richiedere sul denaro dato a prestito. E di denaro a prestito ne hanno sempre avuto bisogno tutti: dai sovrani ai nobili, dai piccoli commercianti, agli artigiani, ai contadini, agli stessi Papi.

Nel medioevo, questa constatazione che oggi ci appare lapalissiana è invece fonte di sacrilegio e profanazione. Per la Chiesa, infatti, il tempo appartiene solo a Dio e non lo si può far pagare (l’interesse su un prestito, appunto, è calcolato in base al tempo) pena l’incorrere nel peccato di usura, peccato mortale tra i più gravi. La condanna per chi infrange il precetto («Prestate senza nulla sperarne», Luca, 6.34-35) è di patire le pene dell’inferno nell’altro mondo, è la dannazione eterna. Il regno dei cieli è infatti destinato solo a coloro che hanno ripudiato i beni terreni e l’avidità-

Ma l’espediente decisivo per superare questo empasse fu quello che trasformò il banchiere in mecenate spingendolo a investire parte del guadagno in arte per la maggior gloria di Dio. E pur di guadagnarsi il Paradiso i “Signori del denaro” – a cominciare dalle famiglie fiorentine dei Bardi, dei Peruzzi, degli Strozzi, dei Davanzati, dei Medici – non si tirarono indietro scoprendo che in questo modo non solo si acquistavano un lasciapassare per la salvezza eterna, ma anche potenziavano la loro immagine terrena (una lezione che varrà per gli stessi Papi). E questo non guastava.

Lo scambio tra profitto e salvezza dell’anima fu una delle più felici invenzioni per la civiltà occidentale. Agostino Chigi, grande banchiere e mercante della Cristianità, mise nero su bianco questo concetto al momento di acquistare, per sé e la sua famiglia, una cappella funebre in Santa Maria del Popolo a Roma e affidandone l’esecuzione a Raffaello

Raffaello Sanzio

La Chiesa finirà così con lo scoprire che l’arte, che si poteva comprare col denaro, creava un valore che andava oltre il denaro stesso: l’arte conferiva prestigio sociale e poteva dare lustro a chi la commissionava. Basti pensare che alla morte di Lorenzo il Magnifico, i Medici avevano speso il triplo dell’intero patrimonio del nonno Cosimo in architetture, pitture, sculture donate ai loro concittadini.

L’ascesa del mestiere di banchiere non nutrirà solo il campo dell’arte, ma di pari passo, indirettamente, darà grande sviluppo all’artigianato: basti pensare allo sviluppo dato alle botteghe dove si formeranno generazioni di artigiani (del marmo, del legno, della stampa, orafi, vetrai). Per restare all’argomento del commercio, delle banche, basti pensare solo per un attimo al trionfo di casseforti, serrature, chiavistelli – vere e proprie opere di artigianato eccelso – che popolavano quel mondo.

Il mecenatismo è l’anello di congiunzione tra economia e arte, e la disponibilità finanziaria è presupposto necessario, ma non sufficiente, a spiegare la committenza; fondamentale è anche il venir meno dei freni morali che impediscono l’ostentazione della ricchezza e la disponibilità verso spese non direttamente redditizie. Oggetti e dipinti raffinati e preziosi vengono importati da lontano, e quelli provenienti dalle Fiandre attestano l’importanza raggiunta dalle famiglie – Portinari, Baroncelli o Tani – che gestiscono i banchi a Bruges. I mercanti-banchieri si circondano della ricchezza, ma anche della bellezza collegata alla cultura: lo dimostrano le opere che sottolineano la padronanza della musica, la conoscenza del mondo classico, della letteratura e della filosofia, in un perfetto connubio di opulenza, sapere e armonia. Eppure ci fu un effetto domino sul gusto, che creò un mercato per l’arte minore proveniente dai Paesi Bassi. Uno storico d’arte del XVI secolo, Giorgio Vasari, notò che “non c’era casa di calzolaio in città che non avesse un quadro fiammingo”. Un mondo nel quale Denaro e Bellezza sono stati l’uno al servizio dell’altro.

ORO E LAVORO. LE TEORIE ECONOMICHE DI POUND

Dalle tracce segnate nel Rinascimento i concetti di credito, banca, finanza, si evolvono attraverso i secoli, acquisendo o perdendo valori, affinando le proprie forme, e sempre più divenendo potenti strumento di profitto speculativo, gestito da lobbies di potere sulle quali spesso si favoleggia– la Chiesa in primis, l’internazionale ebraica dall’Illuminismo in poi, le mafie internazionali, i recenti potentati finanziari asiatici – che agiscono interessi economici smisurati, determinando gli assetti politici e sociali del mondo. E sempre questa anti- religiosa realtà ha avuto i suoi purissimi oppositori, sovente maestri dell’ideale, che individuano in fenomeni di così smisurata portata, nella assoluta negazione del valore spirituale dell’uomo e di quello del proprio lavoro, da parte del Moloch della finanza, il segno più evidente dell’assoluto rovesciamento dei principi che prelude all’inevitabile, profetizzata, fine dei tempi.

Ezra Pound giovane

La figura forse più suggestiva di tale campioni umani, la cui vicinanza ci permette analisi e commento adeguati, è quella di Ezra Pound, massimo poeta americano del ‘900, il quale, convinto che la figura dell’artista non possa astrarsi dalle circostanze in cui si trova a vivere, individua nel conflitto tra economia e finanza la chiave di volta del «mondo moderno» e dedica perciò ampia parte della sua letteratura e della sua poetica alla riflessione sul tema.

Il fulcro del conflitto, raffigurato come riproposizione della disfida tra guelfi e ghibellini di dantesca memoria, è rappresentato dall’usura: all’argomento il poeta ha dedicato, oltre al Canto XLV dei suoi Cantos.

Prima edizione dei Cantos

due libri: Abc dell’Economia e Lavoro e Usura, oltre al celeberrimo articolo Oro e Lavoro. Il suo pensiero economico si riassume in alcuni postulati:

  • Il denaro non è una merce, ma una convenzione sociale;
  • Il lavoro non è una merce, ma fondamento della ricchezza ed il modo più logico per distribuire ricchezza è distribuire lavoro;
  • Lo Stato dispone del credito, non è quindi necessario che si indebiti.

La somma di queste tre proposizioni è nello strumento della moneta, nella cui funzione Pound individua il centro dei problemi di un’economia reale sempre più dipendente dalla finanza, quando in realtà questa dovrebbe essere nient’altro che uno strumento a sostegno della prima. Per Pound era inconcepibile che le banche potessero creare denaro dal nulla attraverso semplici operazioni contabili.

A causa di questo capovolgimento nei rapporti di forza, anche il lavoro (e di conseguenza l’economia di cui il lavoro è base imprescindibile) risulta vincolato alle decisioni prese da quelli che Pound definisce daneistocrati, ovvero individui che fondano il loro potere sul diritto di prestare denaro.

Se quindi è nel denaro il carattere di ingiustizia, per Pound è dal denaro che deve partire un progetto di riforma: riprendendo l’idea di Silvio Gesell, propose di tassare non i cittadini produttori, sul cui lavoro si regge la prosperità della Nazione, ma il denaro stesso, ponendo ogni mese una marca da bollo pari ad un centesimo del valore nominale delle banconote ed ottenendo così i seguenti effetti:

  • allo Stato, senza alcuna spesa di riscossione e senza alcuna possibilità di evasione fiscale, sarebbe garantito un reddito pari al 12% annuale della massa monetaria
  • le banche verrebbero ridotte a meri intermediari finanziari, perché non potrebbero rinchiudere il denaro nei propri forzieri, pena perdere tutti i propri averi in 100 mesi;
  • lo Stato riacquisterebbe sovranità monetaria, garantendo un’adeguata emissione

Con l’avvento dei regimi dittatoriali in Italia e in Germania, Pound iniziò a sostenere quelle politiche, soprattutto finanziarie, in quanto oppositive a quelle capitalistiche, proprie dei governi inglesi e statunitensi. Ammiratore soprattutto del Fascismo e di Mussolini, nel 1943 aderì alla RSI e iniziò, attraverso radio e giornali, una duro attacco alle potenze capitalistiche che stavano vincendo la guerra, svelando le congiure finanziarie messe in atto dai Rotschild e dai detentori della finanza internazionale, nei confronti delle economie mondiali.
(Continua)

    Marco Nicoletti

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